Fenice, la banca di Torre del Greco che brucia i crediti cattivi e risorge più leggera
C’è una banca a Torre del Greco che, mentre noi siamo qui a chiederci se il cono gelato regge o se era meglio la granita, ha appena fatto una mossa da manuale. Si chiama BCP, Banca di Credito Popolare, e ha appena chiuso l’operazione “Fenice”. Nome azzeccato: ha preso un mucchio di crediti un po’ bruciacchiati e li ha fatti diventare cenere (per lei) e opportunità (per altri).
Parliamo di circa 37 milioni di euro di esposizioni classificate tra UTP (quelli che “forse pagano, forse no”) e NPL veri e propri (i classici “ormai è tardi”). Cessione pro-soluto, processo competitivo, investitori nazionali e internazionali in fila.
Alla fine il portafoglio è stato spartito tra un grosso istituto finanziario straniero e un veicolo di cartolarizzazione gestito da Replica SIM per conto di Italy Distressed Fund. A fare da “occhi esperti” c’era Hipoges, mentre i legali si sono divisi i compiti con stile: PedersoliGattai per BCP, Ashurst Perkins Coie e Chiomenti per i compratori.
Mario Crosta, AD e direttore generale, ha commentato con la sobrietà di chi ha fatto i compiti a casa: “Conferma l’efficacia delle nostre azioni e la capacità di attrarre player internazionali. Continuiamo a migliorare la qualità dell’attivo”. Tradotto in linguaggio da ombrellone: abbiamo tolto di mezzo un bel pezzo di zavorra e il mercato ci ha ringraziato.
Banca di Credito Popolare non è una start-up: fondata nel 1888, ha più di 5.700 soci, 110.000 clienti, 56 filiali tra Campania e Lazio e oltre 530 dipendenti. Azioni sul mercato Vorvel dal 2020. Una banca di territorio che, invece di tenere i crediti deteriorati nel cassetto a far polvere, li ha messi in gara e se li è tolti di dosso con eleganza.
Nel grande teatro degli NPL italiani, dove di solito si parlano di miliardi e di mostri, un ticket da 37 milioni può sembrare una nota a margine. E invece è esattamente il segnale che conta: anche le banche di medie dimensioni sanno fare de-risking serio, attirare capitali esteri e chiudere operazioni pulite. La Fenice, in questo caso, non è solo un nome marketing. È la dimostrazione che, se sai muoverti, dai crediti “difficili” puoi ancora far uscire valore. E magari un bilancio un po’ più leggero prima delle ferie.




